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Tre domande a Gianni Marcantoni

Essere poeta o fare il poeta?
Dal mio punto di vista è: “essere poeta”, poiché non si sceglie di esserlo. Il fatto che molti poi vogliano essere considerati dei poeti è un altro discorso. Spesso si tende a confondere per poeta chi semplicemente si cimenta, con più o meno impegno, nella stesura di uno scritto in forma di versi, ma la questione a mio avviso non è così semplice, anche laddove nel corso di una carriera vi siano state molte pubblicazioni o molti riconoscimenti ricevuti. Ciò che alla fine prevale è sempre il contenuto e lo spessore dell’opera che si andrà a leggere. Il poeta non sceglie di essere tale, spesso è piuttosto una persona che vive al margine del mondo, in una sofferenza interiore, in situazioni di fragilità o disagio, che ha soltanto ricevuto questo
dono della parola, sentendo qualcosa di profondo da esprimere in maniera autentica, sulla vita, sull’umanità, sull’esistenza, sull’amore…per quello che ha provato o che ha vissuto realmente, non certo sulla base di una semplice macchinazione mentale, o di una finzione nel simulare sentimenti mai provati, o provati solo superficialmente. Credo addirittura che forse molti veri poeti abbiano detestato questa loro condizione, vivendola quasi come un pesante fardello, poiché non scelta.

Perché hai scelto di esprimerti attraverso la poesia?
Riallacciandomi proprio alla precedente risposta, il fatto di scrivere è qualcosa che nasce spontaneamente dal mio vissuto, in maniera del tutto naturale, è un sentore che hai dentro ed il fatto di rappresentarlo attraverso la scrittura emerge dalla propria interiorità, senza nessuna difficoltà o particolare sforzo. Quando ad esempio ho scelto il titolo della mia nuova silloge “Complicazioni di altra natura” tra le varie ipotesi di “complicazioni” è inclusa anche la poesia stessa, poiché a volte è stata da me vissuta come una complicazione reale, esistenziale, che ha rappresentato non solo qualcosa di bello e di piacevole, ma anche
qualcosa di problematico o di angoscioso da sostenere in solitudine, nel silenzio. Non sempre quindi è tutto come appare dall’esterno o da come lo si possa immaginare. Vivere per primo ciò che viene tradotto in versi è qualcosa che spesso conduce all’isolamento, o all’incomprensione e che prima di essere formulato in un testo ha causato all’autore un certo dolore o tristezza, poi ovviamente dipende se si tratta di una poesia personale oppure no.

C’è un tema ricorrente nelle tue poesie?
Per quello che ho notato ricorre spesso il tema del tempo, legato alla nostalgia, legato al suo scorrere, o al viaggio della vita, dunque alla ineluttibilità della fine, che sempre ci attende. Morte come fine, o come inizio di qualcos’altro di sconosciuto? Purtroppo questo è il dogma che ci si presenta davanti. Da qui scaturiscono tutta una serie di riflessioni che spaziano verso la natura, la sua maestosità, la sua bellezza, ma anche la sua pericolosità. Inoltre ricorrono anche altre tematiche legate all’umanità, e dunque all’essere vivente in mezzo al mondo, come anche cercare nel profondo della natura umana i lati più oscuri e meno noti, descrivere l’uomo nelle sue fragilità, che credo lo rafforzi, senza ipocrisie, senza velature, spogliandolo dei suoi stracci, per cercare di metterlo il più possibile a nudo. La poesia questo ci dovrebbe dire, svelare l’essere vivente per capirne i tratti principali, solo così credo la poesia possa conquistare il suo vero valore, avere il senso e l’importanza che merita.

Gianni Marcantoni, classe 1975, nasce nelle Marche a S. Benedetto del Tronto, e vive a Cupra Marittima. È laureato in Giurisprudenza ed ha un impiego. Scrive versi dal 1991 ma inizia a pubblicare dal 2008 su alcuni siti internet dedicati alla poesia. Delle sue liriche vengono selezionate all’interno di alcune antologie poetiche edite da Aletti, in quella dei Poeti contemporanei – 73 (Pagine) e su “Pagine di Arte e Poesia” (Accademia dei Bronzi). Nel 2017 viene inserito nella Enciclopedia dei Poeti Contemporanei Italiani (Aletti). Riceve il Primo premio al Concorso letterario Int.le “Versi d’agosto”, Vallefiorita (CZ) sia nel 2014 con la poesia singola “È la notte la sua cupola”, sia nel 2017 con la silloge edita “Orario di visita”. Tra il 2015-2019 ottiene diversi premi e menzioni, nella sezione volume edito, in vari concorsi letterari nazionali ed internazionali (Giovane Holden, Corona, Sellion, S. Maria in Castello-Vecchiano, Leandro Polverini, Gaetano Cingari, Giovanni Pascoli – l’ora di Barga, La Pania, Gadda, Visconti, Il Sabato del Villaggio, Michelangelo Buonarroti). Due poesie sono state pubblicate nel blog “Poesia, di Luigia Sorrentino, Rainews”. Altre pubblicazioni appaiono su “Poesia ultracontemporanea”, “Apparenze”, “L’Altrove – appunti di poesia”, “Il Visionario”, “Inverso – Giornale di poesia”, nonché in vari cataloghi d’arte. Le sue raccolte sono: “Al tempo della poesia” (2011, Aletti), “La parete viva” (2011, Aletti), “In dirittura” (2013, Vertigo), “Poesie di un giorno nullo” (2015, Vertigo), “Orario di visita” (2016, Schena), “Ammessi al paesaggio” (2019, Calibano), “Complicazioni di altra natura” (2020, puntoacapo).

Leggi le Tre poesie di Gianni Marcantoni