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Tre poesie di Antonietta Cianci

Io amo il mio coraggio
che sbranato dal caso insensato
sopravvive
caparbio e duro a morire.
Io amo il viaggio di andata perché poi ritorno
Perché non so stare
non so allignare.
E porto con me questa radice riarsa
e la crepa
che si spalanca nella terra dura.
Amo la radice
amo la crepa
amo quella terra dura
bagnata dai miei piedi fradici
di lacrime e anima.
Amo la mia identità senza luogo.

**

Non è tanto diversa un’alba
da un tramonto
Il principio e la fine
confinanti e legati
Le luci e i colori
che riscaldano
e portano pace.

E oggi che cammino
tra le pieghe dell’età adulta
in questa crisi
della quarantina,
passando per luoghi
che non mi fermano
e tempi
che sfuggono e non combaciano
non so se sia alba
o tramonto
il vivere dolorante

Ma nelle mattine di agosto
silenziose e sonnolenti
seduta sui balconi della mia infanzia
io mi ricordo
chi sono.
Alba e tramonto insieme.

***

C’è un’assenza
nel nostro silenzio
una fame di dita sfiorate
uno sfaldarsi di ricordi lontani

C’è smarrimento
nel nostro silenzio
la via di fuga che non si apre
un respiro
che non risana

C’è dolore in questo silenzio
il filo grosso che non dipani
il lato oscuro da scorticare
il taglio infetto da medicare

C’è il nostro amore
In questo silenzio
un mistero di appartenenza
l’io e te che è carne e senso.

Antonietta Cianci è nata nel 1980 a Napoli. Dopo essersi laureata in Lettere Classiche ed aver conseguito l’abilitazione all’insegnamento, si è trasferita a Bergamo, dove attualmente vive e lavora come docente. Radici è la sua prima raccolta poetica.