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Tre poesie di Riccardo Delfino

Balsamo nella gola
sgrondi via, tra una vena
consumata, e dietro la pelle
accade l’essere, a fatica,
struggendosi tra le cose,
piegandosi nella bocca,
e così, soffrendo, si ripete
l’agonia, cose che non tornano
sommarsi, e l’asma cucita;
Coscienza avvilita
del niente che è la vita.

*

Un lascito d’immediatezza,
l’ultimo, prima che gravi il tutto,
un lutto, un palpito neuronale,
in qualche canale passa il drastico
fine ultimo del nulla: attraversarci, disperdersi,
disperderci; è un singhiozzo che stride.
Nell’abisso dei corpi
qualcosa ancora sorride –
nonostante il silenzio:
È un ricordo rimasto autocosciente,
un errore di percorso
che se ne sta oltre il niente:

È tra due labbra che stridono,
in una strada che non conduce;
in un giardino
che non conosce luce.

*

Potremmo credere che resti
quel che resti – soltanto
in forme disgiunte e soltanto
animando ancora la carne
che tace; l’unità di misura
di quel che resta, è quel
che va via, il precipizio
che non sembra tornare;
qualcuno ha posto parole
dissimili per non ricordarci che
diciamo somiglianze, che
essenzialmente siamo
nell’interstizio che separa il nulla
da qualcosa che serve a
pronunciarlo.

Riccardo Delfino è nato a Roma il 28/09/2000. Scrive da quando ha 12 anni. Frequenta il secondo anno della facoltà di filosofia all’università La Sapienza di Roma. E’ appassionato di filosofia e di poesia.